Telefonia

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Etichetta a batteria: l’informazione nutrizionale degli alimenti è divenuta realtà

Educare il consumatore ad una corretta composizione della alimentazione giornaliera, ponendolo in allarme quando cresce il livello di riempimento dei nutrienti all’interno della batteria, informandolo e consentendogli di fare, al contempo, scelte consapevoli rispetto alla dieta che autonomamente segue.
E’ questo l’obiettivo perseguito dal decreto interministeriale 19 novembre 2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 7 dicembre 2020.

Il sistema italiano di etichettatura, rappresentato dalla raffigurazione grafica di una batteria, costituisce una alternativa al sistema semaforico ed ha l’obiettivo di fornire ai consumatori informazioni nutrizionali chiare, semplici, ma allo stesso tempo complete per una corretta composizione della propria alimentazione giornaliera.
Il logo indica il contenuto di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale presente in una singola porzione di alimento. Il contenuto energetico è espresso sia in Joule che in Calorie mentre il contenuto di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale sono espressi in grammi. Inoltre, all’interno del simbolo a “batteria” è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alle quantità giornaliere di assunzione raccomandata.

Il campo di applicazione del logo nutrizionale esclude:
a. gli alimenti confezionati in imballaggi o in recipienti la cui superficie maggiore misura meno di 25 cm²;
b. i prodotti DOP, IGP e STG di cui al regolamento (UE) n.1151/2012 in ragione del rischio che l’apposizione di ulteriori loghi impedisca al consumatore di riconoscere il marchio di qualità.

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TELEMARKERTING: VODAFONE SANZIONATA PER 12.250.000 EURO

La sanzione del Garante della Privacy a Vodafone dimostra che i cittadini sono in balìa

delle pratiche aggressive delle aziende

Urge normativa efficace a tutela del diritto alla riservatezza

Ancora una volta una compagna telefonica finisce nel mirino del Garante della Privacy. Vodafone è stata sanzionata per oltre 12 milioni e 250mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing: il Garante ha rilevato gravissime criticità sul piano dell’acquisizione del consenso al trattamento dei dati da parte degli utenti nonché relativamente all’utilizzo di numerazioni fittizie (o comunque non censite nel Registro degli operatori di comunicazione) e alla gestione delle liste dei nominativi da contattare acquisite da fornitori esterni.

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prosciutti

Origine obbligatoria per salumi e insaccati: cosa cambia in etichetta

Niente più mortadelle e salami “muti”, probabilmente la fine delle cosce di prosciutto “nazionali” di cui era più che lecito sospettare l’arrivo – magari surgelate – da paesi del nord Europa. È il risultato del decreto sull’indicazione di origine delle carni suine, appena entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Esaurite le scorte delle vecchie produzioni (nel caso dei prodotti confezionati), dovremo trovare indicate in maniera leggibile e sul fronte principale delle etichette le seguenti informazioni:
– Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali);
– Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali);
– Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali).

E questo varrà per le preparazioni di carni suine e prodotti a base di carne suina (dunque salumi e insaccati) così come per le carni separate meccanicamente (così comuni in polpette, nuggetts e cotolette panate).

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Fatturazione 28 giorni

La storia senza fine delle bollette a 28 giorni e della restituzione dei giorni erosi

Bollette a 28 giorni, prosegue la saga. I rimborsi dovrebbero essere automatici ma le compagnie telefoniche continuano a chiedere ai clienti di presentare una richiesta

PRESA DI POSIZIONE DELLA FEDERCONSUMATORI

I rimborsi per le bollette a 28 giorni colpiscono di nuovo. Una never ending story, una storia senza fine, quella che riguarda la vicenda delle compensazioni che le aziende di telefonia devono ai consumatori per le bollette a 28 giorni e i giorni “erosi in bolletta”.

Dovrebbero essere automatici, lo ha stabilito anche il Consiglio di Stato, ma le compagnie continuano a chiedere ai clienti di presentare richiesta – via email, telefono, sito web o quant’altro. Lo denunciano le associazioni dei consumatori che da tempo stanno seguendo il caso. Commenta Federconsumatori: «la vicenda si è ormai trascinata oltre ogni ragionevole ed accettabile tempo di attesa».

La saga della fatturazione a 28 giorni, spiega l’associazione, sembrava in via di risoluzione con il pronunciamento con cui, nel luglio scorso, il Consiglio di Stato ha confermato l’automatismo dei rimborsi stabilito dall’Agcom per Fastweb, Vodafone e WindTre.

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Telefono

TELEFONIA: Fatturazione a 28 giorni, prime indicazioni per i rimborsi.

La ormai celeberrima vicenda della fatturazione a 28 giorni è iniziata nel 2017, quando le compagnie telefoniche hanno modificato le tempistiche di invio delle bollette, effettuando gli addebiti non più su base mensile ma ogni 4 settimane, con conseguenti aumenti per gli utenti. L’illegittimità di tale condotta è stata riconosciuta dall’Autorità Garante delle Comunicazioni e dal TAR del Lazio e, nonostante le compagnie telefoniche abbiano tentato di opporsi a colpi di ricorsi e sospensive, il Consiglio di Stato ha messo fine a questa odissea con il pronunciamento pubblicato il 12 luglio scorso, in cui, oltre a ribadire il diritto degli utenti ad essere rimborsati, si stabilisce il criterio automatico delle compensazioni: ciò significa che i consumatori non dovranno inoltrare al gestore nessuna richiesta e/o un modulo ad hoc per la restituzione dei giorni illegittimamente sottratti, che avverrà pertanto automaticamente in bolletta.

Considerando la complessità della vicenda, riteniamo opportuno fornire alcune prime indicazioni ai cittadini coinvolti, per definire eventuali aspetti che possano risultare poco chiari:

  • Le utenze che hanno diritto al rimborso sono quelle di telefonia fissa o fisso-mobile (le cosiddette utenze convergenti);
  • Il periodo soggetto a ricalcolo e rimborso dei giorni erosi a causa della fatturazione a 28 giorni va dal 23 giugno 2017 fino alla ripresa della fatturazione mensile che deve essere avvenuta non oltre il 5 aprile 2018
  • Per gli utenti che nel frattempo hanno cambiato gestore i rimborsi saranno subordinati a disposizioni AGCom che ci auguriamo siano emesse rapidamente;
  • Il pronunciamento del Consiglio di Stato riguarda Vodafone, Wind-Tre e Fastweb. Per TIM, che ha presentato ricorso con tempistiche differenti, non è stata ancora pubblicata una sentenza. Ci si attende, tuttavia, un provvedimento analogo rispetto a quello già emesso per gli altri gestori;
  • Di recente la nostra Associazione ha ricevuto numerose segnalazioni in merito alle informazioni ricevute da parte dei gestori: alcune compagnie già prima del pronunciamento del Consiglio di Stato hanno invitato i clienti a presentare richiesta di rimborso per la fatturazione a 28 giorni attraverso un’apposita modulistica. Si tratta di indicazioni assolutamente inappropriate, che non solo si rivelano inesatte per 3 gestori su 4 alla luce della sentenza appena emessa (in cui è stata appunto ribadita l’automaticità delle compensazioni) ma che risultano fuorvianti anche nel caso in cui riguardino la compagnia per la quale si attende ancora una sentenza, proprio perché spettava al Consiglio di Stato stabilire l’iter corretto da seguire;
  • Nelle scorse settimane le compagnie telefoniche hanno offerto ai clienti soluzioni alternative al rimborso vero e proprio, come giga per la navigazione su Internet, minuti di chiamate extra, voucher e altri servizi promozionali. Naturalmente spetta all’utente il diritto di scegliere, in base alle proprie esigenze, l’opzione preferita, tenendo presente che l’accettazione dell’offerta presentata dalla compagnia comporta la rinuncia a qualsiasi altra forma di rimborso, compensazione o restituzione dei giorni erosi.

Invitiamo in ogni caso gli utenti a segnalarci eventuali condotte scorrette o comportamenti ambigui da parte delle compagnie.

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Fatturazione a 28 giorni: il Consiglio di Stato respinge i ricorsi di Vodafone, Wind Tre e Fastweb.

Le compagnie non hanno più scampo, i giorni erosi devono essere restituiti automaticamente in bolletta.

E’ stata finalmente depositata la decisione del Consiglio di Stato sulla lunga e tormentata vicenda della fatturazione a 28 giorni. Le compagnie telefoniche hanno presentato ricorso in merito alle modalità di restituzione dei giorni erosi ma con il pronunciamento odierno l’istanza è stata respinta, quindi è stato riconosciuto ciò che rivendichiamo e chiediamo da tempo: la restituzione dei giorni illegittimamente sottratti nelle bollette future. La decisione riguarda Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Per Tim, che ha presentato ricorso in un secondo momento, non è stata ancora emessa una sentenza, tuttavia anche in questo caso c’è da aspettarsi un pronunciamento analogo a quello appena emesso per gli altri gestori.

Sin dall’inizio di quella che è diventata una vera e propria odissea per gli utenti coinvolti abbiamo sottolineato la necessità di non subordinare le compensazioni all’inoltro di richieste, moduli o ad altre procedure ed ora anche il Consiglio di Stato si è pronunciato in questa direzione, ribadendo che i rimborsi debbano appunto essere automatici, come peraltro già stabilito da AGCOM. Le compagnie telefoniche hanno tentato in ogni modo di opporsi a tale automatismo ma ora non hanno più scampo e saranno costrette a restituire i giorni erosi.

Chi in questi mesi ha modificato il proprio gestore dovrà ancora attendere una apposita delibera di AGCOM, che ci auguriamo giunga al più presto.

Come Federconsumatori ci siamo battuti per tutelare gli utenti nell’ambito di questa vicenda, quindi ora accogliamo positivamente il pronunciamento e chiediamo che le compagnie ottemperino in tempi brevi a quanto deciso dal Consiglio di Stato, riconoscendo finalmente agli utenti ciò a cui hanno pienamente diritto.

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Ministero salute: allarme consumatori su pigmento per tatuaggi

Allarme consumatori per un pigmento usato per i tatuaggi. Sotto accusa un inchiostro per tatuaggi proveniente dagli Stati Uniti nel quale è stata trovata una concentrazione troppo alta di arsenico. L’allerta è pubblicato sul sito del Ministero della salute e riguarda il pigmento per tatuaggio Eternal INK Brown lotto 17589, della marca Eternal INK, per il quale è stato disposto il divieto di commercializzazione, il ritiro e il richiamo per rischio chimico dovuto a eccesso di arsenico.

Il prodotto, si legge nella notifica, si trova in una boccetta da 30 ml riportante marca, lotto e scadenza 18/07/2020. Le analisi fatte dall’Agenzia Provinciale per l’Ambiente del Friuli Venezia Giulia indicano la presenza di nichel, zinco e arsenico. In particolare, l’arsenico è stato trovato in concentrazione 16 mg /kg, oltre i limiti consentiti dalle norme europee.

È dunque scattato il ritiro dal mercato e il richiamo del prodotto, con l’allarme consumatori pubblicato online sul sito del Ministero della Salute.

Fonte: Help consumatori

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In vigore il decreto sull’etichettatura del pane fresco

E’ stato emanato ed è entrato in vigore il 27 dicembre il Decreto ministeriale relativo all’etichettatura e alla vendita del pane fresco. Il testo stabilisce il divieto di definire o etichettare come “pane fresco” il prodotto che abbia subìto un processo di congelamento e/o che contenga additivi conservanti. In questi casi il pane dovrà essere venduto come “conservato” o “a durabilità prolungata” e dovrà essere esposto in scomparti riservati. In quasi tutti i supermercati, nel reparto panetteria, è facile trovare pane parzialmente cotto, congelato e poi infornato nel punto vendita per terminare la cottura: considerando l’elevata diffusione di questa prassi nonché la rilevanza della questione dal punto di vista della sicurezza alimentare (poiché il ricongelamento di prodotti già congelati può essere pericoloso per la salute), l’aggiornamento della normativa è importante per aiutare i consumatori ad individuare chiaramente e senza possibilità di equivoco i prodotti decongelati. Il decreto però non prevede sanzioni per i trasgressori, quindi è auspicabile una rapida implementazione del testo con pene severe per creare un reale deterrente.

 

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Etichettatura del pane: entrato in vigore il decreto

Alimentazione: positivo il decreto sull’etichettatura del pane fresco ma se non ci sono sanzioni non si crea un reale deterrente. Implementare il testo prevedendo pene severe per i trasgressori.

Entrato in vigore il decreto che aggiorna la disciplina in materia di commercializzazione ed etichettatura del pane fresco. In base alla nuova legge il pane che abbia subìto un processo di congelamento e/o che contenga additivi conservanti non potrà più essere etichettato come “pane fresco” bensì dovrà essere venduto come prodotto “conservato” o “a durabilità prolungata” ed esposto in scomparti riservati.

Considerando che, soprattutto nella Grande Distribuzione, la commercializzazione del pane parzialmente cotto, congelato e poi infornato nel punto vendita per terminare la cottura è molto diffusa, riteniamo positiva la modifica della normativa, soprattutto al fine di una maggiore trasparenza delle informazioni da fornire ai potenziali acquirenti. La tematica è poi particolarmente rilevante nell’ambito della sicurezza alimentare poiché, com’è noto, il ricongelamento di prodotti già precedentemente surgelati può rivelarsi pericoloso per la salute: è quindi fondamentale dare modo ai consumatori di distinguere con la massima chiarezza gli alimenti che abbiano già subìto questo processo di congelazione.

 A questo punto però si pone il problema delle sanzioni per i trasgressori: il testo non prevede pene né ammende per i trasgressori ma in assenza di tali disposizioni è pressoché impossibile creare un reale ed efficace deterrente. E’ pertanto necessario implementare il decreto in questo senso e comunque vigilare con il massimo rigore sul rispetto della nuova normativa: sulla salute dei consumatori e sulla sicurezza dei prodotti, in particolare quelli alimentari, non è ammesso alcun margine di tolleranza.

 

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Additivo per mangimi OGM ritirato dall’UE ancora in commercio in molti Paesi membri: scatta il sistema di allerta comunitario per gli alimenti

Il quotidiano francese Le Monde ha reso noti i contenuti di un documento di sintesi stilato dall’Autorità alimentare olandese da cui è emerso che circa otto tonnellate della vitamina B riboflavina per mangimi animali ritirata su disposizione dell’Unione europea sono state distribuite e sono ancora in circolazione in molti Paesi membri, Italia compresa. La vitamina oggetto del provvedimento è stata prodotta in Cina dalla società Shandong ed è stata poi distribuita in Europa dalla Trouw Nutrition.

Nei mesi scorsi le Autorità comunitarie hanno disposto il ritiro dell’additivo per mangimi dopo aver riscontrato la presenza di geni di resistenza antimicrobica introdotti da modificazioni genetiche, dettaglio che rende il prodotto potenzialmente dannoso per la salute animale e umana nonché per l’ambiente.

In seguito alla diffusione della notizia è stato attivato il Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (Rasff).