giugno 2019

macchina

Trasporti: è scattato l’aumento delle spese di notifica delle multe e degli atti giudiziari

E’ scattato dal 10 giugno, l’aumento delle spese di notifica delle multe stradali e degli atti giudiziari recapitati da Poste Italiane. Il costo per i plichi di peso fino a 20 grammi è passato da 6,80 a 9,50 euro.

L’aumento riguarda in particolare il calcolo forfettario di CAN (Comunicazione di avvenuta notifica) e CAD (Comunicazione di avvenuto deposito): la CAN è la seconda raccomandata informativa trasmessa al destinatario della sanzione nel caso in cui la comunicazione, in assenza del diretto interessato, venga consegnata a terzi (ad esempio un parente o il portiere dello stabile), mentre la CAD è il secondo avviso che viene spedito all’utente quando, in sua assenza, il plico viene riconsegnato all’ufficio postale.

A questo costo deve essere comunque aggiunto l’importo che ogni Ente carica per l’attività di accertamento così come previsto dall’art. 201 comma 4)del Codice della Strada

(4. Le spese di accertamento e di notificazione sono poste a carico di chi è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria.)

Se il verbale viene pagato entro 5 giorni dalla notifica o dalla contestazione si può fruire di uno sconto del 30%.

Se il cittadino effettua il versamento con importo scontato oltre i 5 giorni, la somma viene trattenuta dall’Ente come acconto in attesa che la restante parte venga versata entro i 60 giorni, ove ciò non avvenisse la somma residua verrà iscritta a ruolo oltre alle spese di procedimento e notifica.

pampers

Marketing, Garante Privacy: no a raccolta punti “acchiappa consensi”

Per poter partecipare ad un programma di raccolta punti e usufruire così di piccoli vantaggi il cliente non deve essere obbligato ad esprimere il consenso a ricevere pubblicità. Il principio è stato ribadito dal Garante privacy che ha vietato a una nota marca di pannolini l’ulteriore trattamento per finalità promozionali dei dati di oltre un milione e mezzo di persone, acquisiti in modo illecito mediante il form “raccolta punti” del sito della società. È quanto si legge nella newsletter del Garante per la protezione dei dati personali.

Dagli accertamenti svolti dal Garante in collaborazione con il Nucleo speciale privacy della guardia di finanza, a seguito di una segnalazione, è emerso che solo nei primi due mesi del 2018 erano state inviate newsletter promozionali a circa un milione di indirizzi e-mail raccolti e utilizzati senza un valido consenso. Nel provvedimento, che riguarda la raccolta punti fatta sul sito della Pampers, il Garante “vieta il trattamento, per finalità promozionali e statistiche, dei dati personali raccolti mediante il sito www.pampers.it, in assenza di un consenso, degli interessati, libero e specifico per tali distinte finalità, oltre che informato e documentato; ingiunge – qualora la Società intenda effettuare trattamenti per le finalità sopra descritte (promozionali e statistiche) e non abbia già autonomamente provveduto – di riformulare il form di raccolta dei dati del sito www.pampers.it affinché venga acquisito dagli utenti un consenso, oltre che informato e documentato, anche libero, specifico e chiaramente formulato con riferimento a tali distinte finalità”.

“Ai clienti interessati alla raccolta punti, infatti, non veniva data la possibilità, come richiesto dalla normativa, di esprimere un consenso libero e specifico per le singole finalità di trattamento che la società intendeva svolgere, tra le quali vi era appunto l’attività promozionale – si legge nella newsletter – Per poter completare la registrazione e aderire al programma di fidelizzazione i clienti erano invece obbligati a rilasciare due consensi generici, uno per la società e uno per i marchi collegati”. Il Garante ha ingiunto alla società, qualora intenda svolgere attività promozionali, di modificare il form di raccolta dati presente sul sito, affinché gli utenti possano esprimere un consenso libero e informato per tale finalità.

Per i trattamenti illeciti è stata applicata una sanzione amministrativa che la società ha già pagato.

Fonte: Help consumatori

 

Mercatone 1

Mercatone Uno: il Ministero dello Sviluppo Economico prosegue senza ascoltare la voce dei cittadini.

Urgente un incontro per definire le misure di tutela per i clienti

che hanno pagato senza ricevere i beni.


Non è bastata la richiesta rivolta dalla Federconsumatori al Ministero dello Sviluppo Economico, non è bastato nemmeno estendere tale richiesta da parte del CNCU (Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti) e di tutte le Associazioni dei Consumatori: il Ministero ancora non ha preso minimamente in considerazione il fatto che nella vicenda Mercatone Uno non sono coinvolti solo i lavoratori, per i quali giustamente sta disponendo le dovute tutele, ma sono coinvolti anche migliaia di cittadini.

Persone che hanno versato acconti, oppure hanno pagato integralmente dei beni senza mai riceverli. Persone che non hanno alcun ruolo né colpa nella crisi aziendale e proprio per questo non possono pagarne le conseguenze. Anche per loro è necessario ed urgente predisporre delle misure tese a garantirne i diritti.

Per questo ci troviamo a sollecitare, per l’ennesima volta, il Ministero affinché predisponga un incontro dedicato ai clienti, aprendosi ad una discussione sulle procedure di rimborso o di garanzia della consegna delle merci acquistate.

Non ascoltare la voce dei cittadini significherebbe tradire le numerose promesse fatte in campagna elettorale, mostrando così il volto di un Governo quanto mai lontano e sordo alle esigenze dei consumatori.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.