Ambiente

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Se butti male, Finisce in mare!, Legambiente: combattere il marine litter si può

Pubblichiamo questa nota riguardante una iniziativa di Legambiente che viene portata avanti da anni, in questo caso riferita alle regioni Campania e Puglia, perché pensiamo che il problema riguardi tutta Italia e quindi anche l’Abruzzo, nostra regione di riferimento e dove operiamo.

Educazione e attenzione all’ambiente non devono mai venire meno.

Mayday,mayday: i rifiuti “spiaggiati” ci invadono. Sono di ogni tipo, colore, forma, dimensione. Ci sono buste, cotton fioc, reti, vetro o pezzi di metallo. Vengono dagli scarichi non depurati, dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera ma anche dalla cattiva gestione dei rifiuti domestici. Per non parlare di quelli che spesso galleggiano sulla superficie del mare. Nel 2018 nell’ambito dell’indagine nazionale Beach litter, su 78 spiagge italiane monitorate (in 14 diverse Regioni) da Legambiente, sono stati trovati 48.388 rifiuti in un’area complessiva di 416.850 mq, pari a 60 campi da calcio. Una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia, quattro rifiuti ogni passo.

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Finanza responsabile: banche etiche contro il cambiamento climatico

Le banche etiche contro il cambiamento climatico. La rete che aderisce alla Global Alliance for Banking on Values (54 banche fra cui Banca Etica) si impegna a ridurre l’impronta di carbonio del proprio portafoglio di prestiti e investimenti e a misurare l’impatto ambientale delle proprie attività finanziarie. Lo farà attraverso una tecnologia sviluppata da un gruppo di banche olandesi e nota come “Platform for Carbon Accounting Financials (PCAF)”. Si tratta di un sistema che permette di calcolare le emissioni di gas serra generate dal portafoglio di prestiti e investimenti di ogni banca.

L’impegno a misurare e ridurre nei prossimi tre anni l’impatto climatico degli investimenti e dei prestiti concessi è stato preso a metà febbraio a Vancouver. Si legge nell’iniziativa firmata, chiamata ‘Climate Change Commitment’ (3C initiative): “Le istituzioni aderenti alla Global Alliance for Banking on Values sono pioniere della finanza responsabile e da molti anni dimostrano, giorno per giorno, che le attività finanziarie possono avere impatti sociali e ambientali positivi. Insieme esse stanno finanziando progetti in campo sociale, ambientale e culturale in tutto il mondo. La sfida dei cambiamenti climatici e della de-carbonizzazione dell’economia è solo una parte del lavoro della finanza responsabile, ma oggi è diventata più urgente che mai. Per questo le banche aderenti alla Gabv hanno lanciato la 3C Initiative impegnandosi a misurare e rendere noti gli impatti climatici dei propri portafogli di prestiti e investimenti entro i prossimi 3 anni, per fare in modo che gli impatti ambientali di queste attività siano in linea con gli Accordi di Parigi”.

L’Alleanza vuole così contribuire a realizzare gli accordi di Parigi del 2015, che prevedono di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e di limitare tale incremento a 1,5 °C.

“Le istituzioni finanziarie hanno un ruolo cruciale nel decidere verso quali attività economiche indirizzare gli investimenti: noi ci impegniamo a finanziare solamente progetti che non danneggino l’ambiente – spiega il presidente di Banca Etica Ugo Biggeri – Ci stiamo dotando di strumenti per misurare in modo sempre più preciso l’impatto ambientale non solo delle nostre sedi e uffici ma anche e soprattutto di tutti i finanziamenti che eroghiamo. La nostra società di gestione del risparmio, Etica Sgr, già da quattro anni misura l’impronta di carbonio (ovvero le emissioni di gas climalteranti attribuibili a un prodotto, un’organizzazione o un individuo) dei propri investimenti azionari. Dall’analisi della carbon footprint è emerso che le emissioni medie per milione di euro di fatturato delle aziende presenti nei portafogli azionari dei fondi di Etica Sgr sono pari a 290 tonnellate di CO2 e sono più basse del 70% rispetto al valore del benchmark di riferimento”.

Fonte: Help Consumatori

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Nazioni Unite & Fao: 2021/2030, decennio Onu per il ripristino dell’ecosistema

Dieci anni dedicati al ripristino dell’ecosistema. Contro il degrado dei terreni, dei paesaggi, dei laghi e degli oceani l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il periodo 2021-2030 Decennio dell’Onu per il ripristino dell’ecosistema. Un tema fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, per affrontare il cambiamento climatico, intervenire sulla sicurezza alimentare, conservare risorse idriche e biodiversità.

A oggi circa il 20% della superficie vegetata mostra le conseguenze di erosione, impoverimento di risorse, calo della fertilità, che si risolvono anche in calo della produttività.

Entro il 2050 il degrado e il cambiamento climatico potrebbero ridurre i raccolti del 10% a livello globale e in alcune regioni fino al 50%”, dice la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Il ripristino dell’ecosistema è “un processo per invertire il degrado degli ecosistemi, paesaggi, laghi e oceani, per riacquistare la loro funzionalità ecologica; in altre parole, per migliorare la produttività e la capacità degli ecosistemi di soddisfare i bisogni della società. Ciò può essere fatto consentendo la rigenerazione naturale degli ecosistemi sovra-sfruttati, ad esempio, o piantando alberi e altre piante”.

Il decennio è dunque un invito all’azione globale che unirà sostegno politico, ricerca scientifica e risorse finanziaria per intervenire su aree vaste: si stima che potrebbero essere recuperate oltre due miliardi di ettari di terre disboscate e degradate.

I dieci anni che serviranno per il ripristino dell’ecosistema dovranno intervenire sugli ecosistemi degradati e distrutti per combattere le crisi climatiche e migliorare la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento idrico e la biodiversità. Il degrado degli ecosistemi terrestri e marini oggi mette a rischio le condizioni di vita di 3,2 miliardi di persone e costa circa il 10% del prodotto lordo globale annuo in termini di perdita di servizi per specie ed ecosistemi. Si calcola che il recupero di 350 milioni di ettari di terreni degradati tra oggi e il 2030 potrebbe generare 9.000 miliardi di dollari in servizi eco-sistemici e liberare l’atmosfera di ulteriori 13-26 gigaton di gas serra.

“Il decennio dell’ONU per il ripristino dell’ecosistema aiuterà i paesi a lottare contro gli effetti del cambiamento climatico e la perdita di biodiversità – ha detto José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO – Gli ecosistemi vengono degradati a un ritmo senza precedenti. I nostri sistemi alimentari globali e il sostentamento di milioni di persone dipendono dalla collaborazione di tutti noi per ripristinare ecosistemi sani e sostenibili per oggi e per il futuro”.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e la FAO sono onorati di guidare l’attuazione del Decennio insieme ai nostri partner –  ha affermato Joyce Msuya, Direttore Esecutivo del Programma ambientale delle Nazioni Unite – Il degrado dei nostri ecosistemi ha avuto un impatto devastante sia sulle persone che sull’ambiente. Siamo entusiasti del fatto che lo slancio per ripristinare il nostro ambiente naturale abbia guadagnato terreno, perché la natura è la nostra migliore scommessa per affrontare il cambiamento climatico e garantire il futuro”.

Fonte: Help consumatori 4 marzo 2019

Cambiamento climatico

Salute e cambiamento climatico, firmata la Carta di Roma: “Il futuro è adesso”

 

Per la salute e il cambiamento climatico “il futuro è adesso”. Clima e salute sono collegati. E un peggioramento del surriscaldamento globale, degli eventi meteo estremi, dei cambiamenti nel clima avrà ripercussioni pesantissime sulla salute dell’umanità. Questa la consapevolezza alla base della Carta internazionale di Roma su salute e cambiamento climatico che è stata firmata in occasione del simposio su clima e salute organizzato all’Istituto superiore di sanità (ISS). “Il futuro è adesso”, si legge nella carta, che rappresenta un appello urgente ad agire subito, e un richiamo all’interdipendenza fra clima e salute.

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Energia: dal 1° settembre stop alle lampade alogene

Dal 1° settembre sono state messe al bando in tutta Europa le lampadine alogene. Le rimanenze di magazzino possono essere in ogni caso vendute; le lampade a incandescenza lineari e a bassa tensione utilizzate nelle luci da forno sono esentate dal divieto di utilizzo. L’obiettivo è quello di arrivare gradualmente all’utilizzo esclusivo della tecnologia Led, che produce un maggior risparmio energetico. Le lampade a Led, infatti, consumano in media un quinto dell’energia rispetto alle lampadine alogene. Secondo le stime condotte dal produttore di impianti di illuminazione, Philips, le famiglie otterranno dal passaggio alla tecnologia Led un risparmio fino a 125 Euro all’anno. Inoltre, va sottolineato che, anche se una lampadina alogena costa meno, dura in media soltanto due anni, mentre le nuove lampadine hanno un’aspettativa di vita di 15-20 anni circa.

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Ampliato l’ambito di riciclo dei RAEE (Rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici).

Dal 15 Agosto 2018 l’ambito di riciclo dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) si è allargato notevolmente, in linea con quanto stabilito dalla Direttiva europea e da due successive leggi nazionali. Tra i rifiuti elettronici che si possono recuperare figurano ora anche la carta di credito (con il relativo microchip), le biciclette elettriche, le prese elettriche multiple, le apparecchiature per il movimento di cancelli e tende, le serrature elettriche, cavi, stufe a pellet.

Uno dei principi stabiliti dalla normativa in tema di rifiuti elettronici è la responsabilità in capo al produttore, che deve orientarsi sempre di più verso l’utilizzo di materiali riciclabili e deve farsi carico dell’oggetto non più funzionante.

Inoltre, già dal 2016, i RAEE inferiori a 25 centimetri possono essere consegnati ai negozi specializzati con una superficie superiore a 400 metri quadrati, senza obbligo di acquistare prodotti nuovi: è il cosiddetto “uno contro zero”. Il consorzio italiano Ecodom, specializzato nella gestione dei RAEE, ha rivelato che il 75% non conosce questa opportunità: i negozi sono obbligati a ritirare un apparecchio inutilizzabile, anche se l’oggetto non è stato acquistato da loro.

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Dieselgate: la Procura tedesca sanziona Volkswagen per 1 miliardo di Euro

La Procura di Stato di Braunschweig ha sanzionato la Volkswagen per oltre un miliardo di Euro in relazione alla vicenda Dieselgate, poiché le indagini svolte hanno rivelato che le funzioni di monitoraggio nel reparto di sviluppo del gruppo nell’ambito dei test sui veicoli sono state violate.

La società, nel riconoscere la propria responsabilità, ha dichiarato che provvederà a pagare quanto imposto dalla multa.

La notizia, oltre a suscitare una certa soddisfazione, rappresenta sicuramente un passo in avanti verso la definizione dei procedimenti a carico della società relativi allo scandalo sulle emissioni, che durano ormai da più di tre anni.

“Non si capisce perché tali responsabilità sono state prontamente accertate e sanzionate in altre parti d’Europa, come in Germania, dove i giudici hanno dimostrato di tenere maggiormente in considerazione i diritti e gli interessi dei consumatori rispetto a quelli della casa automobilistica tedesca, mentre in Italia persiste l’immobilismo” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

Non dimentichiamo che in Francia – fa notare l’informazione giornalistica- sulla base di un dossier prodotto dalle autorità investigative francesi nel corso delle indagini sullo scandalo emissioni il gruppo tedesco rischierebbe una sanzione da quasi 20 miliardi di euro, pari al 10% di quanto fatturato da VW nel triennio 2012-2014, gli anni in cui sono stati commercializzati i motori col defeat device. Volkswagen è finita sotto la lente di ingrandimento dei magistrati del Tribunale di Grande Istanza di Parigi a partire dal febbraio 2016, con l’accusa di frode in commercio e danneggiamento della salute pubblica: alle calcagna del colosso di Wolfsburg sono stati messi l’OCLAESP, Ufficio centrale per la lotta agli attacchi all’ambiente e alla stessa salute pubblica, e la DGCCRF, Direzione generale della concorrenza, dei consumi e della frode.

Da noi ancora nessuna risposta è giunta per gli automobilisti coinvolti, né per i cittadini interessati dal danno ambientale, anzi si ostacolano le varie iniziative miranti all’ottenimento di una condanna e di un riconoscimento economico per i consumatori coinvolti.

Ci aspettiamo, quindi, che la sanzione comminata all’azienda da parte dei giudici tedeschi abbia un impatto positivo sugli sviluppi e sugli esiti processuali del giudizio italiano.

Vuoto a rendere

Vuoto a rendere su bottiglie di acqua minerale e birra: anche in Italia inizia la sperimentazione

Vuoto a rendere per le bottiglie di acqua minerale e birra, in via sperimentale per un anno. Questo quanto prevede il regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che entrerà in vigore dal 10 ottobre e che disciplina la “sperimentazione su base volontaria del sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi o residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo”.

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fragile

Cambiare modello di sviluppo

Asvis, solo 9% degli italiani sa cos’è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile

Cambiare modello di sviluppo e cercare di risolvere problemi come povertà, disoccupazione, disuguaglianze economiche, sociali e di genere, degrado ambientale: è l’impegno che l’Italia ha assunto, insieme agli altri paesi del mondo, sottoscrivendo il 25 settembre 2015 l’Agenda 2030 dell’Onu per evitare il collasso ambientale e dei sistemi economici e sociali. Lo sviluppo sostenibile deve quindi entrare nelle decisioni politiche. Così Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), che ha organizzato la Conferenza “ITALIA 2030: Governo, imprese e società civile di fronte alla sfida dello sviluppo sostenibile”, evento che apre la Settimana Europea per lo Sviluppo Sostenibile.

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Riciclo plastica

Riciclo della plastica “made in Italy”: i positivi risultati dell’economia circolare

Innovazione ed efficienza al servizio dell’economia circolare, un settore in cui l’Italia può vantare un primato impensabile fino a pochi anni fa. Nel 2015 sono state raccolte circa 900.000 tonnellate di imballaggi in plastica, 15,1 Kg per abitante all’anno (erano 13,9 nel 2014): un risultato di tutto rispetto dovuto anche alla crescita del contributo al servizio dato dalle regioni del Sud. Grazie all’innovazione tecnologica, oltre alla raccolta differenziata, cresce notevolmente anche il riciclo: nel 2015 sono state riciclate 540.000 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, mentre solo lo 0,8% del materiale raccolto è stato avviato a discarica dove, grazie al recupero della materia, si è evitato di immettere 29 milioni di metri cubi di rifiuti. Grazie al riciclo, nel 2015 sono stati risparmiati oltre 9.500 GWh di energia.

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