Tanto più i treni sono lenti tanto più la Regione Abruzzo paga

La regione Abruzzo investe circa 57 milioni ogni anno per garantire l’offerta ferroviaria regionale.

La massima parte della spesa è determinata dal tempo di circolazione dei treni: più tempo i treni sono in circolazione, più aumentano i costi per la comunità abruzzese.

Il contratto di Servizio firmato tra Regione Abruzzo e Trenitalia prevede che il corrispettivo pagato a Trenitalia debba essere uguale alle spese complessive sostenute da Trenitalia più una percentuale (trattandosi di un monopolio naturale ci aspetteremmo un margine del 2%, massimo 2,5% ma qual è questo valore?, non vorremmo che l’occulto nascondesse qualcosa come le concessioni autostradali) relativa al guadagno dell’impresa di trasporto.

“Trenitalia” acquista il servizio da “RFI” (Rete Ferroviaria Italiana) –società appartenente allo stesso gruppo holding FS- che gestisce la rete e determina i tempi di percorrenza di un treno: per assurdo più un treno è lento, più è il tempo impegnato sulla rete e più costa a “Trenitalia” e più la Regione Abruzzo e quindi i contribuenti devono pagare. Ma entriamo nello specifico:

I treni non possono circolare liberamente sui binari come gli autobus sulle strade o autostrade. I treni possono circolare sui binari solo seguendo una “traccia oraria”.

La “traccia orario” è fondamentalmente il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa tratta/relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla vecchia formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati, es.: tipo di materiale utilizzato), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con il treno 23933 bastano 4 minuti, mentre con il treno di pari categoria 3217 ne occorrono 17 ! (ma i casi analoghi sono tantissimi in Abruzzo e in Italia).

Eppure nel caso considerato i treni hanno capacità di viaggiare a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Perché? Qui c’è il mistero.

Qualcuno dovrebbe chiarire questo mistero, perché ogni minuto di treno costa alla collettività circa 10 euro. E se al treno preso ad esempio sulla relazione Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (ammesso che gli “allungamenti” di percorrenza si limitino al tratto Montesilvano-Pescara).

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei  servizi da pagare  conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché. Sia perché mancano competenze esterne alle Ferrovie per mettere in dubbio quelle scelte, sia perché  le risposte che si ottengono dalle Ferrovie per tentare di capire quelle scelte, tendono solo ad aumentare i dubbi e la confusione.

Eppure dalle tracce orario dipendono :

1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale;

2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo;

3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;

4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).