Treni, la rabbia dei pendolari. Hub di Pescara e tagli per Roma «Un salto nel passato»

PESCARA «Quando, con l’Unità d’Italia, arrivò a Pescara dal Nord il primo treno, le speranze di un profondo, radicale cambiamento, capace di farci uscire dalla marginalità, si diffusero ed entusiasmarono». Le parole di Nevio Felicetti, che Federconsumatori ha voluto utilizzare nel suo quarto Libro Nero sulle ferrovie abruzzesi, appaiono oggi come un richiamo profetico a non abbandonare quel solco. Certo, 150 anni dopo la fine del regno dei Borboni, i treni da 300 km l’ora corrono solo sulle tratte del Tirreno. L’alta velocità resta un sogno sulla linea adriatica e anche Roma è lontana per chi si muove su ferro. Ma almeno – questo l’appello di Federconsumatori – cerchiamo di razionalizzare al meglio ciò che abbiamo, partendo dagli orari dei treni che lasciano a terra i pendolari, non sono al servizio della metropolitana di superficie, conducono a Milano a notte inoltrata (il Frecciarossa), bruciando le giornate di chi si reca sotto la Madonnina per affari, mentre sulle tratta per Roma si dimezzano le corse rispetto alla situazione degli anni 70.

Il punto lo ha fatto ieri il Vice Presidente dell’associazione regionale dei consumatori, Tino Di Cicco, partendo da quello che ha definito uno degli elementi più drammatici del nuovo orario invernale di Trenitalia che scatterà l’11 dicembre: il servizio metropolitano Chieti-Pescara-Giulianova- Teramo.

NOVITÀ

La novità che non va giù è l’hub creato a Pescara centrale, che spezza la continuità del servizio metropolitano Chieti -Teramo, solitamente utilizzato da studenti e pendolari. Con il cambio di orario, i collegamenti diretti tra le due città si ridurranno da 14 a 7 (la metà), aumentano i tempi medi di percorrenza, diminuiscono le corse dirette, crescono i disagi, insostenibili in caso di mancata coincidenza a Pescara centrale. Altra questione legata ai nuovi orari: il dimezzamento del numero dei treni sulla Pescara-Roma, da sei a tre. Un fatto inevitabile per Trenitalia a causa della ridotta capacità della linea, motivazione contestata da Federconsumatori proprio attingendo alla storia: «E’ difficile capire come sia possibile che per circa 100 anni ci siano state 6 coppie di treni tra Roma e Pescara, mentre adesso si riducono a tre. L’ultimo da Pescara partirà alle 9 del mattino». Una scelta che attiene anche alla politica nazionale sul trasporto su ferro, osserva Di Cicco, con la disattivazione di molte stazioni (e relativi capistazione) agli incroci che basterebbe riattivare per aumentare la capacità della linea: «Quello che non doveva essere accettato dalla nostra classe politica era il fatto che si disabilitavano le stazioni proprio quando la realizzazione del Ctc (Controllo traffico centralizzato) azzerava i costi per il loro mantenimento in esercizio: tenerle in vita non costava niente, eppure, Rfi (Rete ferroviaria italiana) non lo ha fatto. Perché?».

Ed ecco le proposte dell’associazione: nuovo treno Pescara-Roma al fine di consentire il collegamento tra le due città, a infrastruttura invariata, in 2 ore e 45 minuti. Un’azione congiunta tra le regioni Lazio e Abruzzo per realizzare, in tempi brevi, il raddoppio della Roma-Tivoli. Ciò consentirebbe di tornare in possesso di un servizio di cui il Lazio si è impadronito per utilizzarlo come metropolitana di superficie funzionale al proprio territorio. Altra richiesta, una iniziativa politica per realizzare una prima variante tra Sulmona e Pescina e una seconda tra Riofreddo e Tivoli, che ridurrebbe di 35 minuti la percorrenza sulla Pescara e Roma. Trenitalia ha già preso nota di tutto: possibili correzioni in corsa.